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Un Paziente, Un Osteopata, Un'eco-color Doppler. Nient’altro. La tecnica di decompressione occipite-atlantoidea è UNA delle varie tecniche utilizzate in ambito osteopatico e più precisamente in ambito craniale. Studi precedenti hanno dimostrato l’importanza di una buona funzionalità della regione sottoccipitale, la normo-mobilità tra le ossa craniche occipite/temporale e il complesso vertebrale Atlanto-epistrofeo (Prima e seconda vertebra cervicale); in ambito neonatale per l’efficacia della corretta suzione, nelle cefalee ed emicranie per la comunicazione tra trigemino e nervi spinali C1 C2 C3. E infine, ma non meno importante, normalizzazione del tono parasimpatico e l’effetto a livello cardiaco. Questo studio ha valutato l’afflusso vascolare a livello della carotide interna, arteria cerebrale media e arteria vertebrale: prima e dopo il trattamento, a distanza di 5 minuti e 10 minuti. Cosa ha evidenziato? La decompressione occipito-atlandtoidea ha evidenziato incremento del flusso diastolico a livello della carotide interna, arteria cerebrale media e arteria vertebrale. Verosimilmente la decompressione Occipite-atlaidea ha ridotto le resistenze vascolari permettendo al sangue di fluire meglio nel circolo di Willis portando ad una miglior perfusione cerebrale come dimostrato, dall’ecocolor Doppler, un aumento del flusso nell’arteria cerebrale media. Il meccanismo L’esatto meccanismo è sconosciuto. Le ipotesi sono legate alla stimolazione parasimpatica attraverso la secrezione di neurotrasmettitori vasodilatatori, oppure alla riduzione della pressione dei tessuti esterni della carotide interna e delle arterie vertebrali a seguito della decompressione occipito-atlandoidea.