La fascite plantare è un processo degenerativo cronico che causa dolore nella parte anteriore del tallone e mediale ed è responsabile di circa 1 milione di visite mediche ogni anno. I soggetti con fascite plantare hanno un dolore intensissimo nei passi della giornata o dopo una pausa prolungata. VALUTAZIONE CLINICA La diagnosi di fascite è soprattutto clinica. I pazienti descrivono la localizzazione del dolore, maggiormente, nella porzione mediale del tallone dove viene “caricato” il peso. Il dolore è più intenso la mattina ai primi passi ma tende a migliorare con il riposo o nel corso della giornata. Le riacutizzazioni si possono verificare in qualsiasi momento, soprattutto quando ci si rialza dopo una posizione seduta prolungata. TRATTAMENTO NON CHIRURGICO Circa l‘80/90% dei soggetti con fascite plantare può essere trattata con successo con metodologie non chirurgiche: Riposo, FANS, stretching, Tecnica Counterstrain (OSTEOPATIA), Ortesi, iniezioni di corticosteroidi. Terapia strumentale mediante uso di onde d’urto o ultrasuoni. Anche se il trattamento richiede una durata superiore ai 6, l’80% dei pazienti trattati in modo conservativo non mostrano recidive nel lungo termine. Il trattamento iniziale presuppone l’utilizzo di un plantare e analgesici all’occorrenza. I fans si sono dimostrati validi nell’aiutare a completare il quadro trattamento/antidolorifico. L’applicazione di freddo sembra apportare beneficio ai pazienti con fascite rispetto all’applicazione del calore. La metodica Counterstrain (Trattamento Manipolativo Osteopatico) ha dimostrato di poter fornire un immediato miglioramento dei sintomi in presenza di fascite plantare. L’utilizzo di ortesi, inseriti in scarpe (ad esempio talloniera in silicone) in combinazione con esercizi di stretching ha dimostrato di fornire un miglioramento superiore a breve termine rispetto al singolo stretching. Iniezioni di cortisteroidi risultano essere una metodica costo-beneficio non positivo. In uno studio randomizzato prospettico le iniezioni di corticosteroidi dimostra un sollievo dei sintomi da fascite plantare a 1 mese ma non a 6 mesi. I rischi associati all’iniezione sono dati da infezione e possibile rottura della fascia plantare. Uno studio retrospettivo sulle iniezioni di corticosteroidi ha mostrato una rottura della fascia nel 10% dei casi. Questa complicanza può portare a problemi legati alla perdita dell’arco longitudinale. Uno studio con le onde d’urto ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo a 3 mesi rispetto alle altre terapie standard. Non ci sono prove sufficienti sull’efficacia degli ultrasuoni ma alcuni studi condotti suggeriscono l’efficacia della metodica. Un ulteriore modalità di trattamento Osteopatico, secondo la metodica valutativa e didattica del Barral Institute® interviene, dopo aver normalizzato la primarietà, nella manipolazione neurale del nervo plantare e dei sui rami mediante tecnica di ascolto e induzione. Diagnosis and Management of Plantar Fasciitis . https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25429080/ John V. Thompson, DO; Sundeep S. Saini, OMS IV; Christopher W. Reb, DO; Joseph N. Daniel, DO

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La fascite plantare è un processo degenerativo cronico che causa dolore nella parte anteriore del tallone e mediale ed è responsabile di circa 1 milione di visite mediche ogni anno. I soggetti con fascite plantare hanno un dolore intensissimo nei passi della giornata o dopo una pausa prolungata. VALUTAZIONE CLINICA La diagnosi di fascite è soprattutto clinica. I pazienti descrivono la localizzazione del dolore, maggiormente, nella porzione mediale del tallone dove viene “caricato” il peso. Il dolore è più intenso la mattina ai primi passi ma tende a migliorare con il riposo o nel corso della giornata. Le riacutizzazioni si possono verificare in qualsiasi momento, soprattutto quando ci si rialza dopo una posizione seduta prolungata. TRATTAMENTO NON CHIRURGICO Circa l‘80/90% dei soggetti con fascite plantare può essere trattata con successo con metodologie non chirurgiche: Riposo, FANS, stretching, Tecnica Counterstrain (OSTEOPATIA), Ortesi, iniezioni di corticosteroidi. Terapia strumentale mediante uso di onde d’urto o ultrasuoni. Anche se il trattamento richiede una durata superiore ai 6, l’80% dei pazienti trattati in modo conservativo non mostrano recidive nel lungo termine. Il trattamento iniziale presuppone l’utilizzo di un plantare e analgesici all’occorrenza. I fans si sono dimostrati validi nell’aiutare a completare il quadro trattamento/antidolorifico. L’applicazione di freddo sembra apportare beneficio ai pazienti con fascite rispetto all’applicazione del calore. La metodica Counterstrain (Trattamento Manipolativo Osteopatico) ha dimostrato di poter fornire un immediato miglioramento dei sintomi in presenza di fascite plantare. L’utilizzo di ortesi, inseriti in scarpe (ad esempio talloniera in silicone) in combinazione con esercizi di stretching ha dimostrato di fornire un miglioramento superiore a breve termine rispetto al singolo stretching. Iniezioni di cortisteroidi risultano essere una metodica costo-beneficio non positivo. In uno studio randomizzato prospettico le iniezioni di corticosteroidi dimostra un sollievo dei sintomi da fascite plantare a 1 mese ma non a 6 mesi. I rischi associati all’iniezione sono dati da infezione e possibile rottura della fascia plantare. Uno studio retrospettivo sulle iniezioni di corticosteroidi ha mostrato una rottura della fascia nel 10% dei casi. Questa complicanza può portare a problemi legati alla perdita dell’arco longitudinale. Uno studio con le onde d’urto ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo a 3 mesi rispetto alle altre terapie standard. Non ci sono prove sufficienti sull’efficacia degli ultrasuoni ma alcuni studi condotti suggeriscono l’efficacia della metodica. Un ulteriore modalità di trattamento Osteopatico, secondo la metodica valutativa e didattica del Barral Institute® interviene, dopo aver normalizzato la primarietà, nella manipolazione neurale del nervo plantare e dei sui rami mediante tecnica di ascolto e induzione. Diagnosis and Management of Plantar Fasciitis . https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25429080/ John V. Thompson, DO; Sundeep S. Saini, OMS IV; Christopher W. Reb, DO; Joseph N. Daniel, DO